Cortili, codice, marciapiedi, strisce pedonali. Regole e buon senso per l'uso corretto del velocipede.
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Marcatura di conformità-sicurezza
La differenza tra biciclette con o senza marcatura di conformità-sicurezza. In futuro mettere in vendita una bicicletta priva di marcatura di conformità agli standard EN potrà creare problemi a tutto il canale, a cominciare dal produttore o dall'importatore. La mancanza di questa etichetta sulle nuove biciclette farà scattare l'onere di dimostrare come si é adempiuto agli obblighi di legge in materia di sicurezza di prodotto.
La decisione assunta a sorpresa dalla Commissione europea nel
luglio 2007, ha il merito di creare una saldatura permanente tra alcuni standard tecnici (di natura consensuale) e una Direttiva europea (di natura cogente).
Anni fa la scarsa attenzione a queste problematiche é costata agli Italiani ingenti perdite di business. Oggi si cerca di far passare 'sotto traccia' questa vera novità.
In altri paesi europei invece la nuova procedura é stata immediatamente applicata per regolare un caso di pubblicità poco veritiera.
Un ciclista di un paese di lingua tedesca si trova nella condizione di acquistare o vendere una bici usata, magari di marca italiana. Che fa? Per prima cosa compila e diffonde un piccolo annuncio. Nella breve descrizione, oltre al tipo di bici e la marca, non manca mai di aggiungere una sigla, per esempio: DIN 29100-1.
Un francese sulla strada verso casa incappa nel solito bouchon; mentre aspetta é costretto a fissare un gigantesco manifesto con la pubblicità di una bici Made in Italy. Quando va nel negozio per comprarla scopre che la sua amata, come tutte le bici esposte, e' marcata con la sigla: DF 95-937.
Pur con sigle diverse, le bici sono marcate in Spagna (Decreto Reale), Svezia, Danimarca., UK (BS6102), ecc.
E in Italia?Sarei disposto ad ingoiarmi tutto il fascicolo delle Norme italiane sui requisiti di sicurezza della bici se mai avessi visto una bicicletta che mostrasse l'etichetta indelebile dello standard di sicurezza di riferimento. Mi sono sempre chiesto perché da noi non riesce a decollare lo stesso 'processo virtuoso'. Quel processo in base al quale chi vende é ben disposto a dichiarare di aver rispettato questo o quello standard di sicurezza e chi compera pretende una bici che porti l'etichetta di conformità.
In alcuni paesi compresa l'Italia, l’applicazione di norme tecniche é stata frenata dalla diffidenza.
Gli standard nazionali possono prestarsi ad essere dei veri propri marchingegni per alzare barriere tecniche contro questo o quel concorrente sgradito. Non é un caso che il capitombolo della produzione italiana di bici iniziato nel 96 coincida con l'introduzione in Germania di un nuovo DIN e in Francia del famigerato Decreto Francese.
Dall'altra parte l'acquirente crede di avere una tale dimestichezza con la bici da ritenere la sicurezza di prodotto un fattore di poco conto.
Ma una ' Decisione' di Bruxelles, assunta a sorpresa, la scorsa estate é destinata ad innescare un grosso cambiamento.
Cito Bruxelles non a caso, bisogna infatti notare che le regolamentazioni del settore non dipendono più da scelte a livello nazionale. Come é avvenuto per le questioni anti-dumping Cina dello scorso anno, é sempre e solo a Bruxelles che ci si deve adoperare per far prevalere le proprie posizioni.
Quello che è certo è che senza questa notifica, decisa all’unanimità dai 25 paesi UE, gli Standard EN sarebbero rimasti nel limbo dove si trova buona parte dell’attività di normazione tecnica, vaso di coccio tra i vasi di ferro, troppo spesso incapace a dirimere i conflitti tra le misure e le contromisure escogitate dalle lobbies finanziatrici.
La Commissione Europea ha saldato uno standard tecnico (consensuale) ad una Direttiva (cogente)
Risparmiandoci di leggere tutta la Direttiva Sicurezza Generale Prodotti (2001/95/CE) oggi in vigore, ma introdotta da anni ed anni sotto forma di Direttiva (92/59/CE), ci limitiamo a ricordare che tale DSGP stabilisce che nel Mercato Unico possono essere posti in vendita esclusivamente prodotti sicuri. Sembrerebbe un concetto lapalissiano. In realtà, dopo di questa che sembra un’affermazione di principio, vengono elencati per ordine di importanza tutti i criteri per presumere che un prodotto sia sicuro.
La Direttiva cita al primo posto dell’elenco le norme nazionali che recepiscono gli standard europei, i cui riferimenti siano stati pubblicati dalla Commissione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.'
La Direttiva é da anni sotto gli occhi di tutti. La vera novità sta quindi nel numero L200 della GUCE del 22 luglio dove viene pubblicato che la Commissione ha adottato la Decisione di riconoscere che le norme: EN 14764:2005 «Biciclette da città e da trekking», EN 14766:2005 «Mountain bike, EN 14781:2005 «Biciclette da corsa (Requisiti di sicurezza e metodi di prova) soddisfano l’obbligo generale di sicurezza previsto dalla direttiva 2001/95/CE (la DSGP appunto) per i rischi contemplati.
NDR Attenzione: l' EN 14765:2005 per biciclette da ragazzi é stata esclusa dalla Decisione della Commissione e pertanto la materia continuerà ad essere regolata come in passato .
Cosa cambia per chi fabbrica o vende bici e componenti?La Decisione della Commissione chiarisce e semplifica gli obblighi di legge perché d'ora in poi, documentando che il prodotto rispetta il relativo standard EN, scatterà la presunzione di conformità a quanto richiesto dalla DSGP e dalla legge. Naturalmente ci si dovrà assicurare che tutti i componenti essenziali della bici siano sottoposti ai type-test e si dovrà procedere a controlli campionari su tutta la produzione al fine di poter assicurare che essa mantenga la conformità allo standard.
Usare uno standard rimane sempre una scelta non obbligatoria, ma il produttore di biciclette che non porteranno l’etichetta di conformità obbligatoria dovrà in futuro fornire a clienti, buyers, utenti e organi di controllo, delle ottime spiegazioni sul perché ha scelto di produrre una bicicletta non in conformità ad uno Standard EN armonizzato.
L’onere della prova passa a lui nel senso che dovrà essere lui a dimostrare in quale altra maniera egli ha provveduto a rispettare i requisiti posti dalla DSGP (‘solo prodotti sicuri’).
Va ricordato infine che l’Unione Europea ha posto esplicitamente l’obbligo per i Paesi Membri di far funzionare gli organismi di sorveglianza del mercato al fine di poter controllare il corretto rispetto della DGSP.
Non esistono più giustificazioni ad evitare che chiunque possa chiedere un intervento al fine di testare la conformità allo standard di qualunque bici posta sul mercato.
A questo proposito voglio ricordare l’importante ruolo che nel nuovo regime devono assumere gli utenti e consumatori nell'affiancare gli organismi di controllo e sorveglianza imposti dall'Unione Europea.
Non a caso il nostro istituto di normazione ha nominato nei suoi comunicati-stampa la Federazione Italiana Amici della Bicicletta. Si tratta di un lusinghiero riconoscimento dal quale ci si attende un grande impegno per il futuro, anche se la citazione è forse passata davanti alle centinaia di esperti europei, università e centri di ricerca che hanno silenziosamente lavorato per anni al progetto.
Articolo a cura di Pietro Boselli Safetybicycle Milano - Promotore e negoziatore per uno Standard Europeo della bicicletta 1994-1999 - Capo delegazione per l'Italia dalla prima riunione preparatoria di Colonia (1997) CEN/BT/WG 98, e dalla costituzione del Comitato Tecnico CEN TC333 fino al 2004.
Una pubblicità poco veritiera fa scoppiare il primo caso di applicazione delle nuove regole. I dealers di una nota fabbrica di elettrodomestici svedesi hanno organizzato a fine estate una campagna promozionale per incentivare la vendita delle loro lavatrici. 'Se comperi la nostra lavatrice riceverai in regalo una mtb di alto valore (indicandone un prezzo di riferimento particolarmente elevato).
Gli IBD punti vendita indipendenti, che forse ritenevano svilente l'impiego della bici come regalo promozionale, in accordo con le associazioni dei consumatori hanno attivato un cliente civetta che ha provveduto a far controllare il regalo da un laboratorio abilitato (Quello svedese tra l'altro è per ora l'unico laboratorio europeo abilitato alla certificazione secondo le norme EN). Alla fine dei test la bici è risultata non conforme allo standard EN. Inoltre il prezzo di riferimento pubblicizzato non è stato ritenuto appropriato al valore del prodotto regalato. Il produttore di elettrodomestici è stato costretto a questa alternativa: o sostituire le bici offerta con un'altra di qualità pari al prezzo indicato ed a norma EN, oppure scontare l'elettrodomestico del valore della bici imprudentemente magnificato nella pubblicità.