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cicloturismo e coronavirus

Cicloturismo e coronavirus. Sto svuotando i cassetti. Erano, lo sono ancora, pieni di fogli e foglietti, diari e calendari, nomi e soprannomi, verbi e avverbi, piste e strade, valichi e contrade, gregari e scalatori, maglie di mille colori.

Appunti frettolosi da bar, da trattorie, da marciapiedi, che conservano un po’ del sole o della pioggia, soprattutto del vento di quelle giornate vissute con le biciclette.

Chi racconta di una borraccia, chi di un tubolare, chi ricorda una cotta, chi un miraggio, chi ce l’aveva per un ingaggio, chi con un raggio, chi era cresciuto a Baggio, chi sospira “se fossi stato più saggio”.

Estraggo, trapianto, salvo, trasmetto, aspetto. Sono lezioni – nel loro genere, nel loro piccolo – di storia e geografia, aggiungo di religione e filosofia.

Sto svuotando i cassetti. Ritrovo Giancarlo Gentina, che in corsa riempiva e trasportava borracce: “Giro d’Italia, tappa al sud, un caldo esagerato, si moriva di sete. Entrai in un bar, sul banco non c’era nulla, mi calai in una botola, all’improvviso fu buio. Il padrone aveva chiuso la botola.

E intanto la corsa andava. Dopo 10 minuti passati a bussare, imprecare e implorare, finalmente mi fece uscire. Sulla strada non c’era più nessuno. Però un poliziotto mi aveva visto e aspettato, mi attaccai a lui e lui mi riportò in gruppo”.

Recupero Italo Zilioli, che in corsa cercava di staccarsi dalla parte giusta, quella davanti: “Circuito in Belgio dopo il Tour de France. Un paio di chilometri intorno alla cattedrale. Di sera. Dopo il primo giro sentii molti spettatori italiani che mi incitavano. ‘Dai, Italo’, ‘Alé, Italo’, ‘Forza, Italo’.

Questo tifo mi dette la carica. A una curva Eddy Merckx andò via. Noi, dietro, tutti in fila indiana. Anch’io, a tutta, perché davanti a quegli italiani mi sarebbe piaciuto vincere, o almeno fare una bella figura. Ma forse non era la serata giusta. E anche se andavamo a tutta, limando, Eddy ci doppiò”.

Sto svuotando i cassetti. Nei cassetti, così giurano, ci sono sogni. Nei cassetti, così dicono, ci sono libri. Nei cassetti, così cantano, c’è perfino il mare.

Nei miei cassetti, lo leggete anche voi, ci sono biciclette. Ruote, sella, manubrio: intere. Una quarantena di piccoli miracoli.

Marco Pastonesi

Cicloturismo e coronavirus: voi cosa sognate?

Se, anche voi, state sognando la rinascita, scriveteci.

Aspettiamo i vostri sogni, a pedali e non solo, perché condividere aiuta a realizzare. Ne siamo certi.

Scrivete a: turbolento@thinkbike.it – (Massimo 600 caratteri, con la vostra firma). Saremo felice di raccontarli a chi ci segue.

E… sognate a occhi aperti.

 

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