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Si dà spesso per scontato che il manubrio montato di serie sulla nostra bicicletta sia quello giusto per noi.

E, se la scelta della bici è stata ben ponderata, probabilmente lo sarà. Considerato, però, quanto la piega possa condizionare confort, postura e guidabilità e quanto l’offerta sul mercato sia vasta, vale la pena porsi qualche domanda.

Il manubrio e le sue caratteristiche

Il manubrio, la sua posizione e la regolazione delle leve devono permettere al ciclista di sentirsi sicuro e a proprio agio in tutte e tre le impugnature (alta, comandi, bassa).

Dimensione e forma sono i principali parametri da considerare nella scelta.

Primo tra tutti gli elementi da valutare c’è la larghezza: indicativamente quella delle spalle del ciclista.

Se troppo largo può indurre indolenzimenti a spalle, zona scapolare e collo, intorpidimenti alle mani e maggior “lentezza” nella guida. Se troppo stretto affatica braccia e cervicale, rende la guida più nervosa e, “chiudendo” la cassa toracica, penalizza la respirazione.

Un altro parametro fondamentale è la misura della profondità (reach) e dell’altezza (drop) della piega.

Oggi il mercato va nella direzione di pieghe con drop e reach più contenuti, o compatti, rispetto a un tempo. Questi permettono di gestire tutte le impugnature e sono adatti alla stragrande maggioranza degli amatori (soprattutto se non particolarmente flessibili).

L’unica controindicazione è per coloro che, dotati di mani molto grandi e avanbraccia lunghe, rischiano di “prendere dentro” nella parte alta della piega quando impugnano il manubrio in presa bassa.

La piega compact può fare la differenza per tutte quelle ragazze, ma non solo, che “patiscono” la bici a causa dei dolori al collo o dell’insicurezza in discesa perché non riescono ad “arrivare“ ai freni.

Reach e drop ridotti (attorno a 80, 130 mm rispettivamente) permettono di tenere le leve freno più vicine alla piega stessa.

Ciò consente un appoggio più comodo e una maggior facilità nel raggiungere i freni con le mani sugli appoggi, o una presa più salda con frenata più efficace quando le mani sono in presa bassa.

Mani grandi? Mani piccole? Nessun problema

Molti modelli di freni, inoltre, propongono leve dedicate a chi ha mani piccole e la possibilità di accorciare la corsa della leva mediante apposito registro, avvicinandola alla piega.

Per essere sicuri di poter guidare in tutta sicurezza occorre, infatti, arrivare a pinzare agevolmente la leva freno con l’ultima falange dell’indice.

Fermo restando che il check della misura del telaio rimane prioritario, dopo avere valutato la possibilità di una modifica della lunghezza dell’attacco manubrio, l’utilizzo di un manubrio compact può aiutare a diminuire la distanza sella manubrio.

Se qualche piccola modifica della lunghezza dell’attacco (2, 3 cm) può aiutare a trovare la propria posizione, modifiche maggiori suggeriscono una revisione della taglia della bicicletta poiché rischiano di modificare l’assetto del ciclista stesso condizionando la guidabilità.

La posizione del manubrio (altezza e distanza dalla sella) determina l’assetto del busto che in genere è tanto più rialzato quanto meno aggressiva la guida.
La scelta è strettamente soggettiva poiché condizionata da caratteristiche personali come forza, flessibilità e morfologia non solo della colonna vertebrale, ma anche di arti superiori e inferiori.

Questione di forma?

La scelta della forma della parte alta del manubrio è anch’essa molto personale e dipende dall’uso che si fa della bicicletta.

Per chi pedala molto in salita e utilizza spesso la presa alta è indicata una piega con parte centrale della barra più larga con sezione ovale o piatta (adatta quest’ultima per ciclisti con mani grandi e dita lunghe) per avere una presa comoda e salda.

Nella pratica su strada la parte inferiore della piega e le manopole dei freni in genere si regolano parallele al terreno; occorre tenere conto che una lieve rotazione in basso della piega avvicina leggermente gli appoggi delle leve quando si utilizza la presa sui comandi (che però si allontaneranno ancora di più in presa bassa).

Allo stesso modo gli appoggi delle leve ruotati leggermente verso l’alto rendono più difficile raggiungere la leva con le mani in presa bassa. Le manopole, inoltre, devono garantire continuità col manubrio stesso, senza avvallamenti, in modo che l’incavo tra pollice e secondo dito vi si appoggi comodamente.
Il nastro inoltre deve fermarsi prima dell’inizio delle parti in plastica delle manopole e non deve formare pieghe per evitare fastidiosi “gradini”. La nastratura del manubrio è cosa da fare “ad arte”.

Le impugnature del manubrio

Ogni impugnatura, poi, ha vantaggi e svantaggi che la rendono più o meno indicata nelle diverse situazioni di guida.

La posizione con le mani sui comandi è un compromesso tra aerodinamica e comfort e può essere mantenuta per ore senza fatica: con i freni a portata di mano è perfetta in pianura, permette di alzarsi in fretta in piedi sui pedali, di inclinare la bici lateralmente quando si pedala in piedi in salita e facilita la respirazione.

Da evitare in discesa (ma quanti amatori si vedano scendere così!) perché non garantisce una frenata sicura ed una presa sufficientemente salda soprattutto in caso di terreno sconnesso.

Le mani in presa alta consentono un “appiglio” meno saldo e sono poco sicure alle alte velocità, ma permettono di pedalare rilassati in pianura e sul pavé fornendo l’impugnatura ideale per “tirare” in salita.

In discesa la posizione è quasi obbligata in presa bassa, impugnatura ottimale in ogni situazione.

Più impegnativa da mantenere, presuppone buone doti di flessibilità, garantisce le migliori condizioni di guida e frenata.

Aggressiva e aerodinamica, permette di “tirare” con forza sul manubrio quando si spinge “a tutta” in pianura per scattare, ma anche in piedi per rilanciare… e, se riusciamo a mantenerla con facilità, è quella che più di tutte ci fa sentire “dentro” la nostra bicicletta!

 

 

 

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