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ph.Franco Chimenti

Sarà un lungo e freddo inverno. Era una striscia di Charles M. Schulz. Un ricordo legato al diario di terza o quarta liceo.
Si va dunque indietro di alcuni decenni… ai tempi in cui la bici (per me) era solo quella da città. Un ingombrante residuato di cantina regalatomi da Angelo, un amico con il nonno riparatore ciclista. In quella cantina lui, l’amico, suonava la chitarra con la sua band e tutte quelle vecchie bici residue, sparpagliate, mezze rotte, appoggiate un po’ ovunque, gli erano di peso. Così una sera che ero in fortissimo ritardo per tornare a casa, mi dice: “trovane una che funzioni e portatela via”.

Avevo 17 o 18 anni e quel regalo raffazzonato, di recupero, un po’ sgangherato, mi avrebbe cambiato la vita. O forse di li a poco la vita sarebbe cambiata per molti con l’arrivo della prima crisi petrolifera dopo gli anni del boom economico. Chi di voi se li ricorda gli anni dell’austerity? Tutti in bici per risparmiare benzina, il cui prezzo sarebbe passato in poco tempo da 160 a oltre 1000 lire al litro.

Per celebrare quelle prime domeniche senza auto avevo rimesso a nuovo la bici di recupero. Riverniciata, a pennello, di bianco e amaranto, ci andavo al liceo prima e in università poi. Mai avrei immaginato di arrivare un giorno alla bici da corsa. Anzi facevo sinceramente fatica a capire come si potesse girare sulle stesse strade di auto e camion, confinati a bordo strada, esposti al pericolo di una spaventosa differenza di velocità e protezione.

Ma le cose nella vita cambiano, prendono pieghe imprevedibili. Così un bel giorno, mi sono ritrovato anch’io a comprare la prima bicicletta da corsa. Iniziando la ricerca di strade tranquille e percorsi, il più fuori mano possibile.

E come tutti mi sono ritrovato a pedalare in estate, dedicando l’inverno esclusivamente allo sci o altre attività sulla neve. Salvo poi ritrovarmi a pedalare in improbabili quanto gelide giornate invernali.

Abbiamo già scritto altre volte del pedalare in inverno. Di come ci si debba vestire. Coprirsi non tanto, ma bene, a strati e tutto il resto. Quella della vestizione ciclistica invernale è una liturgia, come la definisce Marco Pastonesi nel suo post La bici d’inverno e ogni uscita invernale è una fuga dalla prigionia nelle gambe. Al femminile ne ha scritto Alberta nella sua dialogante contrapposizione tra bici da corsa e bici da città nel post Pedalare con il freddo (10 consigli che un uomo non vi darà mai).

Considerazioni tra freddo e covid

Non torneremo quindi sui soliti argomenti. Quelle che qui vogliamo riportare sono considerazioni fatte durante i giorni di strambe vacanze natalizie. Pensieri scambiati con altri Turbolenti. Considerazioni di buon senso e forse primi segnali di miglior saggezza che comincia a farsi strada con il passare degli anni.

Il freddo rallenta la reattività, è un dato di fatto. Stringere il manubrio con guanti imbottiti fa perdere un po’ di sensibilità. Si sente di più la fatica e, per quanto di ottima fattura possano essere, i capi invernali che devono proteggere dall’aria fredda, rendono più faticosi e impacciati i movimenti. Si è tendenzialmente meno agili.

Vero che l’energia che produciamo per muoverci, produce calore. Ma non è questo il punto. Il punto è, in questa particolare contingenza in cui ci troviamo ormai da parecchi mesi (quasi un anno ormai), il dover essere molto più attenti a tutto ciò che facciamo per non correre il rischio di trovarci gravare su un sistema sanitario e di pronto soccorso particolarmente stressato.

Abbiamo iniziato a battere su questo tasto già con la Milano Gravel dello scorso ottobre. Appuntamenti senza assembramenti e grande attenzione a non esporsi a situazioni di pericolo per noi e per gli altri.

Il successo della Gravel con formula OPEN ci ha fatto riflettere sulle nuove modalità di affrontare le nostre imprese. Il seguito che sta incontrando il gruppo FB Strade Zitte & Gravel Roads ci incoraggia a proseguire su questa strada. Con un nuovo spirito. Da qualche mese nelle attività ciclistiche che vi proponiamo, oltre al divertimento, alla creatività e alla sicurezza, abbiamo evidenziato il senso della bicicletta per la collettività, o la responsabilità sociale della bicicletta. Come più vi piace.

Proviamo a immaginare un nuovo futuro e lavoriamo per realizzarlo. Sarà diverso e migliore, solo se tutti sapremo essere diversi e migliori. Se sapremo vivere con più attenzione a noi, agli altri e al pianeta. Alla nostra e altrui felicità (e fragilità), a ciò che davvero conta. Lavoriamo tutti per come il mondo vorremmo che fosse. Dobbiamo occuparcene di più. Da subito.

 

Durante il lockdown primaverile abbiamo creato il GTL – Grand Tour Lombardia, pensando al cicloturismo di prossimità avendo a disposizione un territorio vario e attraente come quello Lombardo, tra laghi e Alpi (con alcuni dei passi più famosi del mondo). Lavorando sul GTL e sui differenti paesaggi attraversati, sono arrivati i primi pensieri o spunti per il manifesto-non-manifesto Ride your Future.

Spinti anche dalla convinzione che pedalare fa bene. E’ stato detto più volte che chi pratica sport, soprattutto le attività aerobiche, è più resistente e reattivo agli attacchi del virus. L’attenzione al proprio benessere psico-fisico migliora anche il benessere degli altri e la salute dell’ambiente che ci circonda.

Siamo ciò che facciamo e anche ciò che mangiamo. Anche l’attenzione al regime alimentare aiuta sia noi che il nostro pianeta. Pedaliamo meditando, meditiamo pedalando.

Un’ultima considerazione: pensiamo anche alla salute del linguaggio, alle parole che usiamo, al tono con cui diciamo le cose agli altri. Se tutti pedalassimo di più, saremmo tutti meno litigiosi. Pensiamoci e ricordiamoci sempre che la gentilezza non costa nulla e rende tutto più semplice. Riducendo il freddo … nei rapporti umani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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