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Grand Tour di Lombardia

Le avventure di 3 Donne con le Gomme (forate) e un Grande Capo Turbolento alle prese con la pianura del Grand Tour di Lombardia.

Quando Paolo mi ha chiesto se volevo fare le prime tappe di pianura del Gran Tour di Lombardia,ho risposto sì, così, di getto.  Pensandoci bene però, 195 km in un giorno – mai fatti in vita mia – uniti alle previsioni di quello che i metereologi chiamano “caldo africano” avrebbero dovuto farmi riflettere.

E invece no, ormai avevo lanciato il cuore oltre il sellino, e adesso se ne andava bel bello sui pedali della mia Cinelli Superstar in direzione Cremona prima, e Mantova poi.

La prima sorpresa del Grand Tour di Lombardia è la pianura, che non è mai “piatta

Partiamo alle prime luci dell’alba lasciando una città ancora fresca e vuota. Sorpassiamo la periferia di San Giuliano in un battito di ciglia o in un colpo di pedale. Vista così, nella luce del sole che sorge, ha un’aria intensa, quasi da archeologia industriale.

Procediamo ad andatura spedita fermandoci un attimo solo davanti a Chiaravalle, il borgo dell’omonima Abbazia, elegante e curato come una di quelle località di vacanza per VIP.

Le gambe girano bene, l’aria è ancora fresca e la prima sorpresa e quanto può essere varia e mutevole, mai piatta, la pianura.

Campi coltivati (principalmente a mais) si alternano a prati e boschi freschissimi e ombrosi. Fiancheggiamo a lungo il Canale della Muzza, verde d’acqua e di argini.

E arriviamo a Pizzighettone in un attimo, o così mi pare. Facciamo rifornimento d’acqua e foto in un bellissimo paesaggio: l’Adda che attraversa un paese dalle caratteristiche casette colorate e in pietra.

Grand Tour di Lombardia

Grand Tour di Lombardia: Cremona è una bellissima città d’arte, e di Stradivari, lo sapevate?

La seconda sorpresa è l’elegante bellezza di Cremona, così ricca di arte e monumenti, storia e cultura da poter essere considerata un vero gioiello. Ma chi lo sapeva che nella Bassa si celava tanta bellezza!

Ed ecco un’altra sorpresa, non sapevo che fosse la città dei liutai, e nemmeno che Stradivari fosse di Cremona. Mea culpa a parte, facciamo una lunga sosta nel laboratorio dei liutai Gaspar e Sybille.

Ed è un po’ come fare un salto indietro nel tempo: ci perdiamo nell’arredo così evocativo, nei cimeli e nelle vecchie foto appese; nei racconti dei legni che parlano, ognuno con una voce diversa.

E ripartiamo, un po’ più ricchi di cultura alla volta di Mantova, che, lo sappiamo sarà la parte più dura del nostro viaggio.  Il vento che ci viene incontro è sempre più caldo, e le borracce finiscono sempre prima, la testa scotta e i pensieri si fanno più lenti, come i pedali, che perdono un pochino del loro ritmo brillante.

Ma non molliamo, anche perché fermarsi è letale. Da fermi infatti il vento apparente prodotto dalla velocità lascia campo libero al sole, che ti cola in testa come un tuorlo d’uovo rovente.

Sorpresa: quanto sono importanti i compagni di viaggio giusti, specialmente nei momenti di crisi

Però comincio ad avere un po’ di mal di testa e – più preoccupante, sonnolenza –  scopro così – sorpresa! – che non sono solo l’acqua o l’aria a rendere il caldo più sopportabile, ma, come dice la canzone “ci vogliono buoni compagni di viaggio”.

E bastano le attenzioni di Daniela, che accortasi del mio problema, non dice niente ma non mi molla un attimo, le chiacchiere con Claudia o una battuta del capo che voilà, la crisi è passata.

Quand’ecco che sulla sponda del maestoso Po, a Isola Pescaroli, ci appare come un miraggio un locale in legno, dall’aria accogliente, con un nome che sembra un invito, L’Attracco, e noi non ce lo facciamo ripetere due volte, e “attracchiamo”.

Dopo una pausa ristoratrice, nella quale i gestori del locale si sono fatti in mille per rispondere alle nostre richieste di “più acqua” e “più gelati” che schizzavano da una parte all’all’altra del bar come le palline in un flipper, con un atteggiamento più che bike friendly, semplicemente gentile d’animo, siamo pronti a ripartire.

Di questa tratta ho un ricordo sfocato, o forse dovrei dire infuocato. Il caldo però non era abbastanza per offuscare la grande bellezza del paesaggio che stavamo attraversando, fatto di piccoli casali in pietra, incornicati di verde, in mezzo a prati di foraggio, o frumento o di onnipresenti pannocchie.

E borghetti minuscoli di un tempo perduto, rimasti uguali ad allora, in cui l’acqua ricama un delicato dentro-e-fuori creando fossati, canali, laghetti. Case nascoste in mezzo ai fiori, circondate dall’acqua, e prati, campi e ancora prati. Di boschi, invece, nemmeno l’ombra.

Pedaliamo un po’al ralenty fino a Sabbioneta, dove una mini sosta-caffè e acqua come se piovesse ci rimette in sella, non prima di averne ammirato la piazza. Quando arriviamo in un paesino del Mantovano, San Matteo delle Chiaviche sembra che ci abbia colpito un incantesimo: buchiamo tutti insieme, io addirittura due gomme.

E mentre una gentilissima signora ci spiega che l’incantesimo si chiama “spine”, di un rovo che cresce proprio lì e che anche lei buca sempre, cominciamo a renderci conto di avere un problema serio: non abbiamo abbastanza camere d’aria di ricambio, e le mie gomme non sono cambiabili.

Grand Tour di Lombardia

La solidarietà della gente del posto, soprattutto in lunghi viaggi cicloturistici è sempre una bellissima sorpresa

E qui la vera sorpresa è la gente. Quello a cui abbiamo assistito nelle ore successive è una gara di solidarietà senza uguali.

Le signore che ci offrono acqua, pompe e spazio per lavorare. Un altro che si offre di portare me, la mia bici e tutte quante le camere d’aria, che sembravo un domatore di serpenti, da un negozio di bici e un altro ciclista fermatosi per dare soccorso che mi porta fino a Mantova! (Infatti il problema è rimasto irrisolto perchè il negozio di bici Canellini è stato l’unico davvero poco gentile, ma è l’eccezione che conferma la regola).

Alla fine, ho rinunciato agli ultimi 25 chilometri, mi sono persa un tramonto che mi dicono stupendo e l’unica cosa che non mi faceva male l’indomani era il naso.

Ma ho pedalato in posti bellissimi e poco conosciuti, fuori dalle classiche rotte turistiche, con compagni meravigliosi e abbiamo conosciuto gente stupenda, e, fatto ancora più sorprendente, che ama i ciclisti! Ne valeva la pena, decisamente.

E non vedo l’ora di ripartire con le prossime tappe di questo fantastico Gran Tour di Lombardia, la cui App è scaricabile e pronta per essere usata alla scoperta di questa regione con tante bellissime soprese. Appena il sopra-sella me lo consentirà.

 

 

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