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Grand Tour di Lombardia, Borghetto sul Mincio

Grand Tour di Lombardia, Borghetto sul Mincio

Qualche giorno fa, durante una bella chiacchierata con gli amici di Endu, ho avuto l’ennesima conferma sul valore del cicloturismo sportivo e di quanto stia crescendo anche in Italia (finalmente) questo tipo di cultura. Il cui successo è in crescita grazie anche alle divagazioni gravel.
Mi dicevano gli amici di Endu che le prime attività ciclistiche, dopo il fermo totale dovuto al diffondersi del covid-19, sono state quelle cicloturistiche.
Attività di grande impegno, senza classifica, con partenze distanziate e scaglionate, con i supporto della tecnologia o con il tradizionalissimo sistema di timbri ai check-point. Partecipazione a numero chiuso, ottimi servizi organizzativi ed elevato contenuto di divertimento. Soprattutto quest’ultimo è ciò che cerca il ciclismo ai tempi della pandemia.
Siamo da sempre fautori della partenza alla francese e delle manifestazioni con piccoli numeri, più intime, più sincere. Ora più che mai, è il momento di rivalutare questa formula, con distanze di buon impegno.
Abbiamo appena concluso, con un piccolo gruppo prevalentemente femminile, ben assortito e affiatato, le prime due tappe del GTL – Grand Tour Lombardia. Una nuova formula tra il classico brevetto, la randonnè e il trail. Un percorso di 1200km tra StradeZitte & GravelRoads. 
Abbiamo voluto provare ad affrontare in unica giornata i 195 chilometri tra Milano e Mantova. Partenza alle 6.30, fino alle 10.30 temperatura gradevolissima e percorso in buona parte ombreggiato. Da Pizzigehttone il caldo inizia a farsi sentire. Ma si riesce a mantenere una giusta andatura, arrivando a Cremona come previsto tra le 11 e le 11.3.0 
Un po’ troppo lunga la sosta da Gaspar e Sybille ViolinMaker in Cremona, ma ne vale la pena. I due sono gentilissimi e raccontano dei loro violini, uno ad uno, come fossero figli…

Due tappe, mille avventure. Anche questo è il Grand Tour di Lombardia

L’idea è di arrivare a Sabbioneta (150k dalla partenza) prima del caldone tipico della bassa, quindi entro le 14.30. Poi una lunga pausa, prima di riprendere la pedalata nelle ultime ore del giorno.
Ci dobbiamo ricredere, a Isola Pescaroli è necessaria una sosta ristoratrice al chiosco con imbarcadero, sul PO. Un po’ di ombra e un filo d’aria. Fa caldo, certamente molto caldo. Si riduce l’andatura. Quando si attraversano i campi di granoturco il caldo-umido diventa insopportabile.
Lo si dice, ma si pedala, bevendo, sudando, chiacchierando e guardandosi attorno. Si attraversa una campagna meravigliosa, dall’alto dell’argine si ha una vista privilegiata, l’orizzonte si allarga a dismisura, perdendosi nel verde infinito di questi campi coltivati, lavorati, irrigati. Ed ecco la magia delle fontane di irrigazione che, di tanto in tanto, irrigano anche la nostra strada.
Vecchie cascine e opere idrauliche di una architettura, ormai di altri tempi, bellissima e in perfetta armonia col paesaggio. Anzi è proprio questa architettura, questa interazione uomo-natura che definisce i contorni di questo paesaggio.
Piccole cappelle e chiesette, e campi, campi, campi. L’aria è ferma, silenziosa, pulita, col cielo di un azzurro intenso che lascia presupporre un refolo d’aria, ma è solo una pia illusione. Eppure in questo “caldone” che culturalmente appartiene a questa bassa lombarda, continuiamo a pedalare. Tutto sommato con buona andatura.
Procediamo un pezzettino alla volta. A Sabbioneta nuova sosta, acqua fresca e un cafferino. Cinque chilometri sterrati all’interno del Parco dell’Oglio, sono davvero sofferti. Non finiscono mai.
Poi quando si comincia a sentire il profumo della destinazione, a San Matteo delle Chiaviche la “criticità” che ha rischiato di compromettere la giornata. Piccole spine micidiali (forse di robinie) provocano la foratura di 6 ruote su quattro bici…
Riusciamo a rimetterci in marcia (in tre su quattro, una bici è purtroppo fuori uso). Fortunatamente abbiamo tutti ottime luci sulle bici. A circa 15k da Mantova ci godiamo un tramonto di campagna che l’uguale c’è solo alla Chase the Sun quando lungo gli ultimi chilometri della Bigattiera si vede il sole inghiottito dal Mar Tirreno…
Il mattino del sabato non riusciamo a partire di buon’ora. Alle 8.30 siamo da Cicli Belladelli a sistemare meglio tutte le bici. Scoprendo un gran bel negozio, grande competenza e gentilezza. Lo segnaliamo quindi ben volentieri come ottimo punto di assistenza a Mantova.

 

260 chilometri di 1200, ma da qualche parte bisogna iniziare

In due giorni abbiamo percorso solo un pezzettino del #GTL, 260k su 1200 con 300m di dislivello. Nulla rispetto ai 16.000D+ dell’intero giro. Ma se questa è la partenza, meravigliosamente di pianura, vi lasciamo immaginare che cosa è il resto.
La logica del Grand Tour, di tutti i Grand Tour che vi proponiamo, dai Navigli alla Milano-Roma, è quella di godersi il paesaggio, il proprio tempo, la buona compagnia. E la lunga distanza saprà non farsi sentire. Perché questo è lo spirito Turbolento, il punto di incontro tra velocità e lentezza.
Se le salite sono l’essenza del ciclismo, la pianura è il nostro canto libero ciclistico. La gamba si fa in pianura e in pista. E per affrontare le salite, averci la gamba e conditio sine qua non.
Alla prossima puntata (in salita).

 

Grand Tour di Lombardia e la gentilezza della gente di pianura

Le forature seriali ci hanno fatto conoscere e apprezzare la spontanea gentilezza e disponibilità di chi vive nella bassa. E non è una storia da film, o come si dice oggi “narrazione”. É vita vera, vissuta.
Ci siamo fermati all’ombra del passo carraio di una villetta a San Matteo, con le nostre 6 ruote bucate. Decisamente sconsolati, iniziando con la conta di quante camere d’aria avevamo a disposizione e di quante ce ne sarebbero avanzate per proseguire.
Esce la padrona di casa, gentilissima offrendoci acqua e conforto verbale. Spiegandoci che in questa stagione quelle “spinette” sono micidiali, che anche lei con la sua bici aveva già bucato 3 volte nell’ultima settimana…
Grand Tour di Lombardia, San Matteo alle Chiaviche
Il problema sono le due ruote di Alberta, cerchi predisposti per il tubeless, ma equipaggiati con copertone e camera d’aria. Durissimi da smontare, ma soprattutto da rimontare.
Così una delle camere di scorta viene pizzicata e addio… Un cortesissimo “local” cerca il più vicino riparatore e si offre di accompagnare Alberta e la sua bici. Il riparatore è soggetto molto scortese e molto impegnato.
Al punto che non può fornire assistenza alla signora “milanese” affranta per l’accaduto e assolutamente impedita nel proseguire nella sua personale sfida sulla lunga distanza. Per un ridicolo gioco di parole la sfida è degenerata in altri termini….
Il cortesissimo “local” accompagna Alberta con la bici smontata al ponte di barche sull’Oglio, con ben 6 camere d’aria nuove, di cui una montata dal riparatore brontolone, ma ahimè dallo stesso pizzicata… non sappiamo come uscire dalla brutta situazione.
Arriva un ciclista locale di ritorno da un giretto a Mantova. Prova a lungo a rimontare il copertone sul maledetto cerchio tubeless ready…senza successo. Alla fine propone di andare a farsi una doccia e tornare al ponte in auto per accompagnare Al a Mantova. Dandoci l’indicazione del negozio giusto per noi.
Lasciamo Al, affranta ma serena ad aspettare il suo salvatore, e qualche minuto prima delle 20.00 ci rimettiamo in marcia. Avvolti da un tramonto di campagna, da sogno.

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