fbpx

Furgoncino DoniselliDoniselli ha iniziato a costruire furgoncini da lavoro e altri velocipedi di varia natura nel 1919 e dunque quattro anni dopo l’Expo di Milano, celebrerà i suoi primi 100 anni. Che cosa resterà dell’Expo di Milano a soli quattro anni di distanza dalla sua realizzazione è difficile dirlo? che cosa ci resta invece di Doniselli e di quel pezzo di storia milanese e italiana che con con le sue biciclette sportive, da lavoro, da trasporto, da panettiere, droghiere, straccivendolo, distributore di ghiaccio e bombole del gas, da bambino, da uomo e da donna….ha contribuito a costruire?sicuramente qualcosa di più. Se solo si potessero misurare i chilometri di strada fatti da tutte le biciclette Doniselli vendute da Milano al resto d’Italia (e del mondo), quante volte faremmo il giro del mondo?

Da ragazzo (alla fine della terza media) ho avuto una bicicletta Doniselli, manubrio sport, colore arancione, ruote del 28, con due levette del cambio. Una che comandava la doppia corona anteriore, l’altra per i rapporti posteriori. Quanti erano? cinque? forse sei. Oggi sulla mia bici da corsa ne ho a disposizione ben 10 (ma in molti ne hanno anche 11). Che progressi. Ero molto indeciso se optare per una bici di tipo tradizionale, o per la Roma Sport che ai tempi spopolava tra i miei coetanei per via delle lunghissime impennate che si riuscivano a fare e per quella sella lunga che ci si poteva far salire le prime amiche, quasi fosse una motoretta….

Alla fine la decisione “familiare” è stata per la Doniselli tradizionale, forse anche perchè abitando in Piazza Gramsci il negozio era proprio sotto casa.

Ricordo il giorno dell’acquisto. Un sabato perchè accompagnato dal papà pagatore. Si saliva qualche gradino dal marciapiede di via Procaccini e poi quell’odore di gomma, che per me era dovuto ai copertoni delle biciclette, ma forse in realtà alla gomma a bolli che ricopriva il pavimento e il lunghissimo bancone. Dietro al bancone i commessi che poi passavano davanti per consegnare la bicicletta scelta. Era quasi come andare in Corso Sempione a comprare la Fiat 1100.

Un giorno un amico ha voluto provare la bici col cambio e lo ha rotto. Incastrato brutalmente tra i raggi. Mi sembrava crollato il mondo, la bicicletta irrimediabilmente compromessa, da buttare. Un’altra non me la avrebbero mai comprata dopo quel danno. Con che cosa avrei giocato tutti i pomeriggi al parco Sempione (visto che palla e calcio non mi hanno mai acchiappato?)

Invece il Leotti di piazza Gramsci in pochi giorni l’ha rimessa a nuovo. Senza neanche bisogno di riportarla in “fabbrica”. Si perchè una volta le bici c’era chi le vendeva e chi le riparava. E ognuno era orgoglioso del proprio mestiere.

Oggi sul sito Doniselli c’è una fantastica galleria di vecchie immagini che sicuramente avrebbe bisogno di maggior gloria. Andate e guardarla. Intanto noi parliamo col Marcello (Doniselli) e vediamo cosa si riesce a fare per dare maggior lustro a questa recente, moderna e attualissima memoria storica.

Buone pedalate.

Share This