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Quello di Foodora è stato il primo caso di sciopero dei lavoratori della gig economy, il business dei “lavoretti extra”. Gianluca Cocco, co-managing director di Foodora Italia, sostiene che le regole del gioco sono chiare: “non è un lavoro vero, è la sharing economy. Un team giovane di studenti che lavora nel tempo libero, facendo sport.” Come lui la pensano i big del settore, anche se in Italia il settore del food delivery vale attualmente 400 milioni di euro. Un fatturato in costante crescita, sicuramente facilitato dal vuoto normativo e dall’allergia delle start-up alla rappresentatività sindacale. Di proprietà della tedesca Rocket Internet, Foodora è operativa da oltre un anno nel settore delle consegne di cibo a domicilio, su Milano e Torino. La piattaforma online si regge sui chilometri pedalati ogni giorno da centinaia di fattorini in pettorina rosa.

In queste ultime settimane, l’azienda ha ottenuto una visibilità internazionale a causa dello sciopero dei suoi fattorini torinesi. Nel comunicato diramato alla stampa, i riders lamentano di ricevere uno stipendio da fame in cambio di un lavoro pericoloso, che li sottopone quotidianamente ai rischi del traffico e a turni massacranti, senza coperture e con l’obbligo di provvedere da soli ai costi del mezzo e del cellulare. In particolare, i fattorini contestano la decisione della Foodora di passare dai 5 euro l’ora, garantiti fino allo scorso settembre, alla retribuzione a cottimo di 2 euro e 70 centesimi a consegna. La dura presa di posizione dei lavoratori è accompagnata da un’esortazione a boicottare l’azienda e a segnalare il dissenso sui canali ufficiali.

Un invito raccolto da centinaia e centinaia di persone in questi giorni, tanto da far approdare il caso in consiglio comunale a Torino e sulla scrivania del ministro Poletti che ha disposto una visita degli ispettori presso la sede torinese della start-up. Ieri mattina, lunedì 24 ottobre, una commissione del Comune di Torino doveva incontrare i vertici di Foodora e i lavoratori per un’audizione. La convocazione era stata comunicata più di una settimana fa, ma Foodora ha deciso di disertare senza motivare l’assenza. Il presidente della Commssione Russi ha espresso disappunto, mentre i vertici della start-up hanno comunicato di essere “disponibili al dialogo, ma in attesa di un incontro col ministero del Lavoro”.

Nell’attesa di quest’incontro, che secondo indiscrezioni potrebbe essere in programma per domani, mercoledì 26 ottobre, il Comune di Torino ha annunciato di voler nuovamente convocare in via ufficiale i vertici di Foodora. La storia insomma non finisce qui, e noi, che siamo tutti un po’ riders, facciamo il tifo per i corrieri di Foodora. Perché sì, si tratterà anche di un lavoretto, ma un lavoretto fisicamente provante e non privo di rischi, che necessita di essere riconosciuto il giusto, sia in termini di diritti che di retribuzione. E poi, diciamocelo, non è una bella immagine per la bicicletta. Sfruttata e bistrattata. I messengers, che rappresentano l’origine della specie, sono molto più eleganti e disinvolti. Ma forse questo conta poco nell’era barbara che stiamo vivendo.

 

 

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