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L’ultima libertà

 

Philip Dick, un genio della fantascienza, aveva un poster con scritto: “il fatto che io sia paranoico, non esclude che tu voglia farmi la pelle”.

Questa è la ragione per cui, appena entriamo in un supermercato indossando la mascherina d’ordinanza, inizia a pruderci il naso e sentiamo l’insopprimibile desiderio di grattarci la guancia o di strofinarci gli occhi.

In pratica, di fronte ad una situazione costrittiva o di pericolo, i nostri percorsi mentali attivano riflessi condizionati non sempre razionali.

Il primo giorno di ‘blocco’ ero passato dallo studio a caricare un paio di chiavette con carte di lavoro.


Poi sono tornato a casa in bici: l’ultimo percorso di qualche lunghezza disponibile. Per alcune tipologie di negozio, sarebbe stato l’ultimo giorno di apertura.

Di fatto ero nella situazione, spesso evocata nei chiacchericci balneari, in cui ti si chiede: “devi andare su un’isola deserta; che oggetto ti porti?”.

 

Cicloturismo e coronavirus: ridipingere la vecchia bici

Nella mia vita ho risposto a questa domanda in vario modo; e quasi sempre ho detto ‘un vocabolario’; mai e poi mai ho risposto ‘una bomboletta spray’.

Eppure, nell’ultimo percorso disponibile dell’ultimo giorno di apertura di (pochi) negozi non alimentari, il mio ultimo desiderio per la mia ultima spesa voluttuaria è stato ‘ridipingere la vecchia bici da città’. Un progetto balzato come un pupazzo a molla, libero e incomprimibile.

Dandomi del ‘pirla’ ho iniziato a vagare tra zona Solari e zona Fiera alla ricerca di un ferramenta adeguato e, poi, dopo avere investito un capitale in materiale vario, sono rientrato a casa mettendomi febbrilmente al lavoro.

Ho, quindi, scoperto che, in caso di attacco marziano, guerra nucleare o pandemia l’ultima azione della mia vita sarebbe dipingere il telaio di una Frejus anni ’60.

Questo, dunque, il ‘segno’ del mio passaggio sulla terra?
Non una poesia? Una frase fondamentale? Una foto emblematica? Una carezza? Un bacio? No: la Frejus ridipinta.

E l’ho fatto. Ed è con dolore struggente che vi confesso: ne sono, purtroppo, orgoglioso.

Paolo Turbolento della Sala

Alla prossima puntata. Seguici lettore.

 

 

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