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renzo zanazzi 

diavolo di un corridore

Zanazzi 1949 e Turbolento 1991

Ho conosciuto il Renzo grazie a Mario Dagnoni – conduttore stayer con 27 titoli italiani. Che serate quelle nella cascina di Pioltello, sede “eno-gastronomica” dell’ANAAI – Ass.Nazionale Atleti Azzurri d’Italia. Vigna, Maspes, Gaiardoni, Zandegù, Di Cugno, per citarne solo alcuni. Moltissimi anche gli Azzurri non ciclisti, lottatori, fiorettisti, giornalisti. Uno per tutti l’indimenticabile Bearzot. E molti altri amici.

Per me galeotto fu il Vigorelli e quella raccolta di firme a cui nessuno si è negato (1995). Da quell’idea balzana si è scatenato un vortice, che un po’ mi ha cambiato la vita. Portandomi nuove amicizie. Come quella con Marco Pastonesi, turbolento nell’anima e Zanazziano per vocazione e tesseramento. Con lui ho iniziato ad uscire il bicicletta lungo i Navigli, insieme al Renzo. Bisognava essere puntualissimi al ritrovo della chiesetta di San Cristoforo, perchè…per molto meno di un minuto si perde una gara…e tenere il suo ritmo di pedalata non era facilissimo.

Che soddisfazione quando un giorno mi ha detto “oei, ma lo sai che è un piacere starti a ruota…sei grosso, fermo sulla sella e con una andatura bella regolare…” Detto da lui…e quel giro che ero convinto di avere scoperto io, tra piccole strade e vecchie cascine, lui lo faceva “dai tempi della guerra”…quel giro che oggi è tra Le Strade Zitte come “il giro di Renzo Zanazzi” diventato poi La CronoZanazzi.

Il Renzo che con Dagnoni si è inventato la Milano che Pedala, che non si è perso una sola PedalatAzzurra, che è stato un grande gregario-non-gregario in tutto quel che ha fatto. Quante sere nella sua sede a sognare e chiacchierare…di bici e possibilità per e con la bici. Il suo compleanno in bicicletta per gli 84 anni e la festa da Cabrio per i suoi 89 anni e I novanta di Zanazzi che sono stati solo un bel giro in bici con gli amici di bici che lo volevano ricordare. E con Filippo che poi….

Degli Zanazzi rimane il negozio, la società sportiva e naturalmente una bellissima memoria. Un plauso alla famiglia Rossignoli che, da oltre cento anni amica del ciclismo milanese, ha deciso di tenere in vita il negozio di Via Solari, sotto l’insegna Zanazzi.

Un plauso anche ad Arianna B che, a nome della storica ASD Zanazzi Milano 1949, ha fatto il primo passo verso quell’unione sancita a fine 2019 con la nostra società. Unione che avremmo dovuto rendere pedalabile ad inizio aprile per continuare nella tradizione del compleanno del Renzo. Cause di forza maggiore ce lo hanno impedito.
E’ solo un rinvio.

L’unione tra Turbolento e la storica società Zanazzi era dunque nel destino delle cose. E così è stato perchè l’unione fa la forza.

Paolo Tagliacarne

 

Diavolo di un corridore

I sax spingevano a fondo, come ciclisti gregari in fuga…(P.Conte)

A una prima lettura, Diavolo di un corridore è il racconto della vita di Renzo Zanazzi, come si dice in questi casi “un pezzo di storia del ciclismo”. Dopo i travagli del conflitto, Renzo era approdato alla corte di Eberardo Pavesi (L’avocat in bicicletta) alla legnano, al servizio di Bartali, e con Gino è rimasto tre anni.

Ma è sufficiente entrare nel cuore del libro per capire che lo “Zanass” è anche un espediente retorico, una voce monologante per raccontare la lunga storia del ciclismo italiano……c’è un pullulare di sensazioni, di ricordi, di epica “povera”, di precisione evocativa che di rado si trova nei libri che parlano di sport…è anche un punto di vista, quello del gregario…ebbene si Gregario. I grandi gregari sono uomini fatti per soffrire e, quando vincono, non è consentito loro ridere, devono penare e basta, perché è quasi una vittoria concessa.
(dalla prefazione di Aldo Grasso, al libro che Pastonesi ha dedicato a Zanazzi)

 

Presentazione Milano che Pedala 2005

Zanazzi, il suo ciclismo è un’allegoria della vita: “ogni pedalata era una lezione, ogni curva un ripasso, ogni sguardo una battuta, ogni giornata una tappa”.

Istintivo, sincero, spontaneo. Secco, asciutto, tagliente. Anagraficamente vecchio, naturalmente giovane. Genuino, vero, autentico. Ancora, a volte, cattivo, così come lo era, sempre, in corsa. Allegro, divertente, perfino spettacolare. Scoppiettante, vulcanico, esplosivo. Prima da corridore. Poi da cantastorie, non cantastorie.

La storia raccontata – in prima persona – da uno che la storia l’ha incrociata e percorsa, attraversata e accompagnata. Non solo da ciclista, ma anche da ragazzino e da uomo,  da partigiano e da testimone. La storia vissuta sulla strada e in pista, in fuga e all’inseguimento, davanti, in mezzo, in fondo al gruppo. La storia non ufficiale, ma reale. Dove non ci sono santi ed eroi, semmai soldati e guerrieri, molti in bicicletta, ma anche a piedi.

Renzo Zanazzi era. Adesso, forse, grazie a questo nostro Diavolo di un corridore – glielo dovevo con tutto il cuore – Renzo Zanazzi è e sarà.
(Marco Pastonesi)